Che cos’è l’epatite C?
L’epatite C (HCV) è una malattia infettiva che colpisce il fegato ed è causata dal virus HCV.
Circa 170 milioni di persone nel mondo infettate da questo agente patogeno sono ad alto rischio di sviluppare a lungo termine danni al fegato tra cui cirrosi, epatiti croniche e tumori.
L’Italia è uno dei paesi europei in cui il virus è più presente, in particolare al sud e nelle isole.
Come si trasmette?
La trasmissione del virus dell’HCV avviene principalmente per via ematica, attraverso il contatto con sangue o fluidi biologici infetti da virus HCV.
Fattori di rischio che comportano la trasmissione del virus HCV possono essere:
- La condivisione di aghi e filtri sporchi per l’assunzione di farmaci o droghe;
- La nascita da una madre positiva all’HCV;
- La condivisione di oggetti personali contaminati da sangue infetto come rasoi e spazzolini da denti;
- L’esecuzione di piercing e tatuaggi con aghi non sterili;
- La ricezione di donazioni di sangue, emoderivati e organi, se la donazione è avvenuta prima del 1992;
- Lesione da puntura d’ago infetto in ambito sanitario
- Strumentazione odontoiatrica non opportunamente sterilizzata.
Come si cura l’epatite C?
L’ obiettivo primario della terapia dell’epatite C è l’eradicazione virale. Negli ultimi anni le opzioni terapeutiche disponibili contro questa malattia sono aumentate grazie all’immissione in commercio di farmaci con meccanismo d’azione innovativo, i cosiddetti antivirali ad azione diretta (DAAs, direct-acting antiviral agents). Questi farmaci hanno permesso di innalzare considerevolmente la percentuale di successo terapeutico nella forma cronica dell’infezione.
Si stanno inoltre affermando nuovi schemi terapeutici IFN-free (che vedono la combinazione di due o più DAAs, talvolta associati ad un altro farmaco classico, la ribavirina) che appaiono al contempo più efficaci e notevolmente più sicuri, sulla base di dati raccolti dagli studi clinici.

Quali danni provoca l’epatite C?
L’infezione nel corso della sua evoluzione può causare un progressivo danno al fegato, con modifica della struttura anatomica normale sostituita nel corso del processo infettivo da tessuto epatico fibrotico, che determina:
- cirrosi epatica,
- epatiti croniche,
- epatocarcinomi.
Dopo quanto tempo si manifesta?
L’infezione spesso decorre in maniera asintomatica o presenta sintomi vaghi e aspecifici. Frequentemente non si sa di aver contratto il virus HCV fino a quando non si manifesta un danno epatico, che può rivelarsi durante test clinici di routine anche decenni dopo il momento del contagio. L’epatite C può talvolta palesarsi in forma acuta, con una sintomatologia di breve periodo, oltre il quale si ha un miglioramento della condizione clinica del paziente. La forma cronica dell’epatite C interessa circa il 75%-85% dei pazienti infetti dal virus HCV.
Diagnosi epatite C
La diagnosi di infezione da virus HCV si effettua tramite prelievo del sangue. Considerando che la malattia è quasi sempre asintomatica, si consiglia di eseguire un test di screening mediante la ricerca di anticorpi anti-HCV.
In caso di risultato negativo non sono necessari ulteriori accertamenti; viceversa, per precisare il tipo di infezione (cronica o acuta, attiva o non attiva, in atto o pregressa) sono necessarie altre indagini. In particolare la determinazione di un test per individuare la presenza della carica virale del virus HCV.
Confermata la diagnosi di infezione da HCV è necessario determinare il genotipo per stabilire quale sia l’opzione terapeutica più adatta. La carica virale deve essere monitorata nel tempo per verificare che si riduca e si azzeri in seguito alla terapia farmacologica.
Dott.ssa Angela Marano
Specialista in Patologia e Biochimica Clinica






