Endometriosi: cos’è, sintomi e cura

L’endometriosi è una malattia in cui il tessuto che normalmente riveste la cavità uterina, chiamato endometrio, si sviluppa al di fuori dell’utero.
Questo tessuto, noto come “ectopico”, può impiantarsi in varie sedi, come le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti uterosacrali (che si trovano intorno all’utero), il peritoneo (la membrana che riveste parte della cavità pelvica e degli organi addominali) e, in casi più rari, in organi come intestino, vescica e stomaco.

Anche al di fuori dell’utero, l’endometrio conserva le sue caratteristiche fisiologiche: risponde agli stimoli ormonali prodotti dalle ovaie, ispessendosi e sfaldandosi ogni mese seguendo il ciclo mestruale. Tuttavia, non potendo essere eliminato come avviene durante le mestruazioni, la presenza del tessuto al di fuori dell’utero causa sanguinamenti interni, infiammazione cronica, formazione di cicatrici e aderenze. Questi processi, nel tempo, possono provocare dolore intenso e compromettere la fertilità.

La malattia tende a migliorare con la menopausa, quando l’attività ormonale ovarica si riduce, ma in alcuni casi può persistere anche dopo questa fase della vita.

L’endometriosi è una condizione piuttosto diffusa: colpisce circa il 10% delle donne in età fertile, con un picco di incidenza tra i 30 e i 40 anni. In Italia, si stima che ne soffrano oltre 3 milioni di donne. La malattia può manifestarsi fin dal menarca (la prima mestruazione), ma i sintomi possono essere tanto variabili che, in molti casi, il percorso diagnostico è lungo e complesso.

L’endometriosi è considerata una malattia idiopatica: le cause non sono ancora del tutto conosciute. La malattia dipende da una combinazione di fattori genetici, immunologici, ormonali e ambientali.

Sintomi dell’endometriosi

I sintomi dell’endometriosi variano notevolmente da donna a donna, sia per tipologia sia per intensità. Tra i più comuni si trovano:

  • dolori mestruali intensi (dismenorrea): spesso resistenti ai comuni analgesici e talvolta invalidanti;
  • dolore pelvico cronico: può interessare la parte inferiore dell’addome o la schiena e di solito peggiora durante il ciclo mestruale;
  • dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia): che può manifestarsi anche dopo il rapporto;
  • difficoltà a concepire: l’endometriosi è una delle principali cause di infertilità femminile;
  • altri sintomi: sanguinamenti intermestruali, mestruazioni abbondanti (menorragia), dolore durante la minzione o la defecazione.

Va sottolineato che non tutte le donne con endometriosi presentano sintomi e non c’è una correlazione diretta tra la gravità delle lesioni e l’intensità del dolore.

Diagnosi di endometriosi

Riconoscere l’endometriosi non è sempre facile, poiché i suoi sintomi possono essere simili a quelli di altre patologie, come cisti ovariche o sindrome dell’intestino irritabile.

Gli strumenti principali per diagnosticare l’endometriosi includono:

  • anamnesi clinica: raccolta dettagliata dei sintomi e della storia medica della paziente;
  • esame obiettivo: ispezione e palpazione dell’area pelvica;
  • esami strumentali: ecografia transvaginale e risonanza magnetica pelvica sono fondamentali per individuare lesioni o cisti endometriosiche;
  • laparoscopia diagnostica: considerata il gold standard per la diagnosi, permette di visualizzare direttamente il tessuto ectopico e, se necessario, è possibile rimuoverlo durante la stessa procedura.

Anche gli esami del sangue possono fornire indicazioni utili nella diagnosi e nella gestione dell’endometriosi. In particolare:

  • emocromo: utile per rilevare eventuali stati di anemia causati da mestruazioni abbondanti. Un numero alto di globuli bianchi può invece indicare una concomitante infiammazione.
  • velocità di eritrosedimentazione (VES) e proteina C reattiva (PCR): marcatori generali di infiammazione che possono essere alti in presenza di processi infiammatori cronici o acuti legati alla malattia.
  • ormone antimulleriano (AMH): utilizzato per valutare la riserva ovarica, particolarmente importante nelle pazienti con localizzazione della malattia a livello ovarico, dove la riserva ovarica potrebbe essere ridotta, soprattutto nelle donne con difficoltà a concepire
  • estradiolo e progesterone: monitorati per valutare l’attività ormonale ovarica.
  • ormone luteinizzante (LH) e ormone follicolo stimolante (FSH): utili per studiare la funzionalità ovarica e il ciclo mestruale.
  • CA-125: marker associato principalmente a tumori ovarici, ma che può essere moderatamente alto nelle forme avanzate di endometriosi.

Questi esami rappresentano un supporto alla valutazione complessiva della paziente e possono essere utili sia per orientare la diagnosi sia per monitorare la progressione della malattia o pianificare trattamenti, soprattutto in caso di infertilità.

Tuttavia, devono essere sempre interpretati in combinazione con la storia clinica, l’esame obiettivo e gli accertamenti strumentali.

L’endometriosi non ha una cura definitiva, ma può essere trattata per migliorare i sintomi ed evitare la progressione della malattia con farmaci ormonali. Nei casi più gravi è necessario rimuovere il tessuto ectopico con la chirurgia laparoscopica.

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