FIBROSI CISTICA: cos’è, sintomi e come diagnosticarla

La fibrosi cistica (FC) è una malattia genetica grave e complessa che, nonostante i progressi nella gestione e nelle terapie, rimane una condizione a prognosi infausta. La patologia è causata dalla mutazione del gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) che codifica una proteina essenziale per il corretto trasporto di ioni e fluidi sulla superficie cellulare di diversi organi. Le mutazioni in questo gene provocano la formazione di muco denso e viscoso, che tende ad accumularsi e ostruire i dotti escretori degli organi coinvolti.

Si tratta di una malattia ereditaria a trasmissione autosomica recessiva: questo significa che per sviluppare la malattia è necessario ereditare due copie mutate del gene CFTR, una da ciascun genitore. Inoltre, essendo autosomica, la trasmissione della fibrosi cistica non è legata ai cromosomi sessuali (X oY) e colpisce quindi individui sia di sesso maschile sia di sesso femminile.

Questa patologia è una delle malattie genetiche più comuni nella popolazione caucasica, con un’incidenza di circa 1 su 2.500 nati vivi. Grazie ai progressi nello screening neonatale e nella diagnosi genetica, è oggi possibile identificarla precocemente, consentendo interventi mirati a migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.

La fibrosi cistica è una patologia multisistemica, ovvero coinvolge più organi. Quelli principalmente interessati sono:

  • polmoni, dove il muco ostruisce le vie respiratorie e favorisce infezioni ricorrenti;
  • pancreas, con conseguente compromissione della digestione e malassorbimento dei nutrienti;
  • fegato e intestino, spesso colpiti da ostruzioni e infiammazioni croniche;
  • ghiandole sudoripare, responsabili di un’alterazione del sudore e del bilancio idroelettrico.
  • dotti deferenti, ossia i condotti attraverso cui circolano gli spermatozoi prima della loro espulsione durante l’eiaculazione; il muco denso ostruisce i dotti impedendo il passaggio degli spermatozoi nel liquido seminale (azoospermia ostruttiva).

Va sottolineato che il quadro clinico e l’evoluzione della malattia variano notevolmente da individuo a individuo.
Ci sono, inoltre, forme atipiche o borderline di fibrosi cistica. Sono varianti meno gravi della malattia, in cui i sintomi possono essere isolati o più lievi rispetto a quelli della forma classica. I pazienti con forme atipiche presentano, per esempio, una o più manifestazioni cliniche quali: malattia polmonare cronica a inizio tardivo e lieve; sinusite cronica; cirrosi biliare; pancreatite cronica o ricorrente; infertilità.

I sintomi possono iniziare in età pediatrica, ma la malattia può diventare clinicamente evidente dopo i 10 anni di età.

Sintomi della fibrosi cistica

La maggior parte dei sintomi della malattia compare fin dalla nascita, sebbene a volte alcuni di questi possono non essere evidenti fino all’età adulta. La progressione della malattia è generalmente lenta ma costante e i sintomi tendono a peggiorare nel tempo.

I segni più comuni includono:

  • difficoltà respiratoria e respiro sibilante;
  • tosse cronica con produzione di muco denso;
  • infezioni ricorrenti delle vie aeree (bronchiti, polmoniti);
  • disturbi intestinali, diarrea e malassorbimento;
  • ritardo della crescita e perdita di peso;
  • insufficienza pancreatica e pancreatiti ricorrenti;
  • sudore eccessivamente salato;
  • infertilità, soprattutto nei maschi;
  • osteoporosi (ossia fragilità ossea);
  • diabete.

Diagnosi

L’analisi genetica rappresenta il gold standard per la diagnosi della fibrosi cistica. Questo esame consente di identificare mutazioni nel gene CFTR e confermare la diagnosi anche nei casi dubbi o nelle forme atipiche.

L’analisi viene eseguita su un campione di sangue, saliva o cellule prelevate dalla mucosa orale. I test più comuni identificano le mutazioni più frequenti del gene CFTR, mentre test avanzati possono rilevare anche mutazioni rare.
A oggi sono note oltre 2.000 varianti genetiche del gene CFTR, di cui circa 400 con effetto patogeno dimostrato.

L’analisi genetica riveste un ruolo importante nella diagnosi e nella gestione della fibrosi cistica: permette una diagnosi precoce consentendo di confermare la malattia già nei primi giorni di vita, migliorando la tempestività del trattamento. Permette anche di diagnosticare pazienti con sintomi isolati o quadri clinici borderline che non soddisfano i criteri diagnostici tradizionali. Inoltre, grazie all’avvento dell’analisi genetica, è possibile condurre uno screening familiare identificando i portatori sani all’interno delle famiglie colpite per indirizzarli a specialisti che si occupano di counselling genetico o di pianificazione riproduttiva.

Terapia

Non c’è a oggi una cura per la fibrosi cistica, ma solo terapie volte a contrastare i sintomi. Da qualche anno però sono disponibili alcuni farmaci innovativi, come i modulatori della proteina CFTR, efficaci solo in presenza di specifiche mutazioni del gene CFTR.

La diagnosi genetica permette quindi di selezionare i pazienti candidati a queste terapie.
Un’accurata diagnosi genetica, dunque, consente non solo di confermare la malattia, ma anche di personalizzare le terapie e offrire un supporto mirato ai pazienti e alle loro famiglie.

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